Ai Comuni affidamento e gestione degli uffici di informazione e accoglienza turistica (IAT) e ripristino del capitolo di bilancio per le funzioni oggi in capo alle Province

Il Veneto è la prima Regione turistica d’Italia. Nel 2010 ha accolto oltre 14 milioni e 500 mila turisti che hanno portato nelle “nostre” casse un fatturato che incide sul PIL regionale per ben il 5,6 % del totale. Nonostante ciò, nel progetto di bilancio 2012 per il comparto turismo gli stanziamenti sono del tutto inadeguati. Del tutto  scomparso è invece il finanziamento alla rete dell’accoglienza ed informazione al turista (IAT), attualmente dato in gestione alle Province e da queste, in linea generale, a soggetti allo scopo costituiti (cosiddette ex APT).

La rete IAT è composta da 92 uffici che forniscono il primo servizio offerto al turista in arrivo e/o in visita nel nostro territorio, con 250  addetti  (per lo più personale giovane, qualificato e plurilingue) cui si rivolgono ogni anno tutti coloro che chiedono informazioni ed assistenza da e per le  località di soggiorno. Va dache il soddisfacimento della richiesta di un’informazione precisa e dettagliata rappresenta un buon motivo di eventuale scelta e ri-conferma della località.

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Le proposte di Verso Nord per il nuovo piano sociosanitario del Veneto

Fuori la politica dalla gestione della sanità, riorganizzazione delle aziende ospedaliere e dei distretti su base demografica, servizi di scala sulla dimensione dell’Area Vasta, nuovi criteri di riparto del fondo sanitario regionale e revisione della medicina di famiglia. Ruotano attorno a questi concetti le proposte di Verso Nord rispetto al nuovo Piano Sociosanitario del Veneto.

La Regione deve avere maggiore coraggio nell’affrontare questa materia. Il testo arrivato in V Commissione è molto timido nell’affrontare le scelte più difficili e complicate come le riduzioni, gli accorpamenti e la dimensione aziendale. Al contrario è fin troppo dettagliato nell’intervenire in ambiti che non sono attribuiti alla competenza del piano quali la selezione del personale di direzione, mentre l’innovazione rimane un obiettivo generico.

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"Solo asfalto, zero treni"

di Martina Zambon, ilNordest.eu, 11 gennaio 2012

«Il modello di sviluppo Veneto è sbagliato e il Sistema delle tangenziali ne è l'ennesimo esempio. Si privilegia l'asfalto ma non si investe per l'Sfmr» attacca Piero Ruzzante, consigliere regionale veneto del Pd.

Fa discutere il progetto dell'assessore alle Infrastrutture del Veneto Renato Chisso, partito in sordina alla fine dell'era Galan e ormai arrivato ai nastri di partenza, per collegare le tangenziali di Padova, Vicenza e Verona affiancando all'A4 altre quattro corsie che diventano sei nel tratto scaligero senza contare le corsie d'emergenza, insomma, una sorta di highway californiana che trasformerebbe le attuali tangenziali in un'autostrada A4 bis a pagamento. «In termini di impatto, - scrive un lettore de IlNordest.eu - avremmo un nastro di asfalto complessivo di 14 corsie: roba che nemmeno a Los Angeles...».

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Senza eccessivi trionfalismi, mi sento di affermare che oggi è una data storica per la Regione del Veneto: sono 41 anni che i cittadini veneti attendono un nuovo Statuto. Uno Statuto approvato all'unanimità, cui ho dato il mio voto favorevole per senso di responsabilità e moderazione. Ciononostante, come ho asserito fin dall’inizio, non sono pienamente soddisfatto del risultato raggiunto.

Sono convinto che avremmo potuto e dovuto fare meglio. Auspicavo che il nostro Statuto, essendo arrivato per ultimo rispetto a quello delle altre regioni e avendo avuto tutto il tempo per maturare delle idee veramente riformiste, fosse in grado di tracciare una linea guida per il futuro del Veneto. Che fosse in grado di anticipare i tempi rispetto alle sfide politiche, amministrative, economiche e socio-culturali che investiranno il nostro Paese nei prossimi anni. Ma è mancato il necessario coraggio innovatore, mentre è prevalsa la paura di cambiare, la volontà di conservare.

Si tratta invece di uno Statuto costretto ad inseguire i tempi che corrono. E già da oggi ci troviamo costretti ad inseguire, per mero spirito di adattamento, i cambiamenti che stanno avvenendo a livello dell’amministrazione centrale.

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Marca tappa-buchi, ora basta. Propongo un nuovo meccanismo di assegnazione e gestione dei fondi sanitari

Degli oltre 200 milioni di deficit ripianati dalla Regione, nemmeno un centesimo arriva alle Ulss della Provincia di Treviso. Tra i diversi bacini provinciali, Treviso è l’unico ad avere tutte le Usl senza perdite, se non addirittura in attivo. Ancora una volta, mentre altre aziende del Veneto godranno del ripiano del debito accumulato negli anni, quelle della Marca, oltre ad aver garantito con sacrifici conti ineccepibili, dovranno correre in soccorso alle loro colleghe in rosso. Sono vent’anni che i cittadini trevigiani pagano le inefficienze della sanità delle altre Province, non può più andare avanti così.

Come avevo già segnalato nell'articolo La sanità non è uguale per tutti, anche nel 2010 la Ulss di Treviso non aveva perdite e costava 1.561 euro a cittadino, mentre l’assegnazione delle risorse alle Ulss in perdita era addirittura di 600 euro superiore.

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