17 Giugno 2011
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Rassegna stampa
Corriere della Sera, 17 giugno 2011
Come la Nannini ma con il ticket. Flamigni: così illudono le donne
VENEZIA — Un bebè a cinquant’anni. È la via del futuro alla maternità, secondo alcuni. O, guardando alle ricche e famose, si cita l’effetto Nannini, come la rockstar nostrana Gianna, mamma a 54 anni. Altri parlano, invece, di fabbrica delle illusioni. Si dibatte e si polemizza, poiché in questi giorni una Regione, il Veneto, ha varato una delibera sulla fecondazione assistita a carico del servizio sanitario nazionale che alza l’età della donna ai fatidici 50. Finora il limite massimo si attestava sui 43, età considerata ancora «potenzialmente fertile» . Il riferimento generico è contenuto nella Legge 40. Certo, è curioso che il Veneto a guida leghista (che generalmente non mostra spirito di frontiera su temi eticamente sensibili) abbia deciso di avventurarsi nei sentieri della bioetica (la Regione Lombardia, per esempio, ha già fatto sapere di avere un orientamento opposto). Sul piano pratico, inoltre, c’è da considerare il bilancio sanitario non florido. La Federazione italiana delle società scientifiche di riproduzione stima tra i 600.000 e i 7000.000 euro (spedalizzazione e farmaci) il costo di ogni bimbo nato con la fecondazione assistita per una donna sopra i 45 anni. Ma l’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, definisce la sua delibera «scelta di civiltà» . «Attenta alle aspettative delle donne» , lo spalleggia Francesca Martini, sottosegretario alla Salute. I primi a dissociarsi sono i consiglieri dell’opposizione. E i ruoli sembrano invertirsi. Solitamente, è la cultura della sinistra laica a non avere pregiudizi. Fatto sta che Claudio Sinigaglia (Pd), vicepresidente della Commissione Sanità del Consiglio Veneto, e Diego Bottacin, esponente di Verso Nord, chiedono lo stop del provvedimento. «È incoerente con le premesse scientifiche» . Nel garantire l’accesso alla fecondazione assistita (gratuita, salvo il ticket), la delibera Coletto prevede la presentazione «di una dettagliata relazione preliminare da parte di uno specialista curante che certifichi le reali possibilità di una gravidanza» . E il limite dei tentativi: da 3 a 4. Ma la casistica rivela che l’età più alta non offre significative chance di successo. Anzi. «La possibilità di avere un figlio dopo i 45 anni, sia naturalmente che con tecniche di Pma, è inferiore al 5%— nota Maria Elisabetta Coccia, ginecologa, presidente Cecos Italia —. È alto invece il tasso di abortività» . E il prof Carlo Flamigni, membro del Comitato nazionale di Bioetica, invita ad «accettare i limiti» , ricordando comunque l’importanza della «metodica» di inseminazione come variabile importante. «Le risorse sono poche e giustamente le strutture pubbliche cercano di fare investimenti oculati» . Ci sarà l’emigrazione di massa in Veneto per avere un figlio ad ogni costo? «Spero di no, ma è possibile» , avverte Flamigni.
Marisa Fumagalli




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