11 Gennaio 2012
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Senza eccessivi trionfalismi, mi sento di affermare che oggi è una data storica per la Regione del Veneto: sono 41 anni che i cittadini veneti attendono un nuovo Statuto. Uno Statuto approvato all'unanimità, cui ho dato il mio voto favorevole per senso di responsabilità e moderazione. Ciononostante, come ho asserito fin dall’inizio, non sono pienamente soddisfatto del risultato raggiunto.
Sono convinto che avremmo potuto e dovuto fare meglio. Auspicavo che il nostro Statuto, essendo arrivato per ultimo rispetto a quello delle altre regioni e avendo avuto tutto il tempo per maturare delle idee veramente riformiste, fosse in grado di tracciare una linea guida per il futuro del Veneto. Che fosse in grado di anticipare i tempi rispetto alle sfide politiche, amministrative, economiche e socio-culturali che investiranno il nostro Paese nei prossimi anni. Ma è mancato il necessario coraggio innovatore, mentre è prevalsa la paura di cambiare, la volontà di conservare.
Si tratta invece di uno Statuto costretto ad inseguire i tempi che corrono. E già da oggi ci troviamo costretti ad inseguire, per mero spirito di adattamento, i cambiamenti che stanno avvenendo a livello dell’amministrazione centrale.
Inseguiamo le direttive di Roma per quanto riguarda la riduzione del numero dei consiglieri, che abbiamo portato a cinquanta, procrastinando però fino alla fine la decisione, ammanettati alla sterile diatriba aritmetica dell' "uno ogni centomila" e al presunto attentato alla democrazia che avremmo compiuto attuando tale ridimensionamento. Sono invece convinto che un numero ridotto di rappresentanti politici, limitato a garantire la rappresentanza del territorio, aumenti la qualità, l’autorevolezza e la credibilità dell’azione politca.
Inseguiamo ancora una volta Roma sulla trasformazione delle Province. Il decreto n.201 del Governo Monti toglie poteri all’ente per farne un organo di secondo grado, spostando le competenze a Comuni e Regione, mentre il nostro Statuto è ancora interamente costruito sul ruolo giocato dalle Province fin dall’art.1.
Se ad inseguire siamo costretti, cerchiamo almeno di farlo in fretta. Spero che la Regione attui in tempi brevi la redistribuzione delle competenze delle Province, conformemente al decreto Monti. Questo è, a dispetto di tutte le critiche, l'unico modo per snellire l’aggrovigliatissima selva di livelli e sottolivelli istituzionali che oggi fa della burocrazia nostrana un vero e proprio pachiderma semovente. Questo è l'unico modo migliorare l'efficienza e l'efficacia dell'azione amministrativa, e garantire un migliore esercizio della democrazia, poiché oggi è proprio l’abnorme numero di persone che in Italia vivono di politica a costituire un danno per la democrazia stessa.
Come tutti gli atti costituenti, ora anche lo Statuto ha bisogno di essere attuato con successivi provvedimenti specifici. Questa è la sfida che hanno davanti i veneti e, innanzi tutto, il Consiglio regionale. Mi auguro che riusciremo ad affrontarla.





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