27 Ottobre 2011
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Un progetto di legge per un sistema unico integrato che metterà la Regione al passo con i paesi avanzati

Dobbiamo ridare agli abitanti del Veneto il diritto alla mobilità, ovvero il diritto a muoversi almeno dentro le aree più urbanizzate della regione grazie a un solo sistema di trasporto pubblico. Perciò ieri ho presentato in Commissione un progetto di legge – firmato anche dai colleghi Causin, Bortolussi, Fracasso e Pigozzo – per riformare il trasporto pubblico locale attraverso un sistema che preveda un biglietto unico, orari cadenzati e una piena integrazione dei servizi.
Per fare un esempio concreto, dobbiamo ridare ad uno studente di Padova il diritto di andare a visitare il più prestigioso evento culturale del Veneto, la Mostra del Cinema di Venezia, senza dover comprare SEI diversi biglietti di trasporto e senza dover consultare SEI diversi orari dei mezzi. Un solo biglietto, come avviene in ogni angolo densamente popolato del pianeta (anche nella tanto criticata Campania...).
Il sistema del trasporto pubblico in Italia è deficitario, inefficiente, costoso, incapace di premiare le scelte sostenibili. In Veneto, soprattutto, non è stato ancora affrontato alcun vero processo di innovazione, anche se si tratta di uno dei temi a più elevato contenuto strategico per il futuro. Una situazione anacronistica, dunque, specie nel momento attuale, con i tagli governativi al TPL che rischiano di compromettere la mobilità del 60 per cento degli utenti.
Il primo passo per migliorare il sistema è l’eliminazione dei monopoli e delle concessioni dirette: il gestore deve essere selezionato tramite gara, anche se si chiama Trenitalia!
Queste, in breve, le proposte che ho avanzato nel progetto di legge: una nuova rete ridisegnata alla luce delle trasformazioni urbane e territoriali del Veneto, con le connessioni integrate e l’intermodalità; nuove procedure di affidamento che premino l’efficienza, con gare aperte che consentano di superare l’attuale frammentazione dei gestori; la programmazione di bandi destinati a bacini di vasta area; l’eliminazione della vituperata funzione del ripiano per colmare i disavanzi, perché la Regione non può limitarsi a fare l’erogatore passivo di riparti che rafforzano inefficienze e localismi.




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