04 Agosto 2011
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I veneti dovranno pagare i ticket sanitari. L’ipocrisia della Lega e del presidente della Regione, Luca Zaia, non alleggerirà la manovra finanziaria per i contribuenti. Dopo aver appoggiato la posizione di Zaia sul taglio dei consiglieri regionali (posizione che, tra l'altro, parte da presupposti lontanissimi: io l'ho presa per coerenza con i miei principi, mentre Zaia evidentemente per mera propaganda), non mi resta che stigmatizzare il comportamento reiteratamente propagandistico di Zaia. Se pagasse lui un ticket per ogni sparata, il bilancio della sanità sarebbe bello e ripianato in pochi mesi.
Dal giorno del varo della manovra da parte del governo e fino al 1 di agosto, il presidente veneto ha occupato la scena mediatica annunciando che non avrebbe applicato i ticket sanitari. Poi, il 3 agosto, ha corretto il tiro e mestamente ha ammesso “non si tratta di un ticket discrezionale e quindi nelle more dei ricorsi che abbiamo pronti, saremmo costretti ad applicarlo o a trovare soluzioni alternative”.
Ancora una volta il populismo di Zaia non conosce confini. Non è possibile governare una grande regione come il Veneto in questo modo così superficiale e poco coraggioso. Se ne fosse capace, il presidente dovrebbe fare una battaglia contro il governo di Roma e contro la Lega, perché sono questi due soggetti ad aver voluto l’introduzione dei ticket sanitari.
Io, e con me gli altri esponenti di Verso Nord, non sono ideologicamente contrario a forme di contribuzione della spesa sanitaria da parte dei cittadini, fatte salve le dovute esenzioni per i redditi più bassi. Questa vicenda però, e purtroppo, mette in evidenza quello che molti in più settori ormai denunciano da tempo: la carenza di leadership di Zaia, abilissimo in campagna elettorale, inconsistente alla prova del governo.




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