Credo che la multa a Trenitalia proposta da Renato Chisso, assessore regionale alle Politiche della Mobilità e alle Infrastutture, sia una vergognosa rinuncia a far funzionare meglio i treni. Si tratta di 1,7 milioni di euro che, furbescamente, verranno convertiti in sconti per i pendolari. Ormai sono sette anni che la Regione commina multe a Trenitalia per un ammontare di circa 12 milioni di euro, e da 3 anni questi si traducono in rimborsi agli utenti.

Chisso ha detto: “Potevamo incassarli, ma preferiamo darli ai pendolari”. Questa è una dichiarazione inammissibile, demagogica e populista. Un comportamento di questo tipo serve solo a calmare gli animi degli utenti attraverso dei rimborsi una tantum, ma toglie ogni speranza di poter avere un servizio pubblico degno di un paese civile. È il fallimento di ogni tentativo di miglioramento del servizio. In un paese civile un servizio pubblico del genere non può esistere, poiché quanto accaduto equivale a considerare il disservizio non come episodico, ma connaturato al servizio stesso.

Continuare a multare Trenitalia equivale a dichiarare l’impossibilità di ottenere un servizio decente, il che equivale, infine, a dichiarare che le clausole contrattuali con Trenitalia non sono rispettabili a priori. Del contratto di servizio Trenitalia ha sempre dimostrato di farsene un baffo. D’altronde, avendo ricevuto la proroga del servizio per sette anni, senza gara né concorrenza, non può che continuare a fare altrimenti.

La situazione ha dell’assurdo perché l’ente pubblico, in questo modo, rinuncia a priori alla qualità del servizio dei trasporti. L’unica possibilità per uscire da questa impasse è quella di fare gare a cui possano partecipare altri gestori oltre a Trenitalia.

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