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Cominciamo con l'arretramento dei soggetti pubblici dalle autostrade

Il massiccio ingresso di capitali privati nelle società autostradali può rappresentare, finalmente, il tramonto per l’ingombrante presenza di Comuni, Province e Regioni nella gestione di servizi di natura industriale. Le tanto invocate dismissioni infatti hanno a che fare con proprietà immobiliari ma, soprattutto in Italia, con partecipazione di capitali pubblici a servizi a valenza economica. La dismissione e vendita delle società di servizi è un processo che va ora preteso e incoraggiato. Non desidero qui discutere l’opportunità di dismettere il patrimonio pubblico in questa fase economica, qualcuno di certo griderà alla svendita, mentre altri ricorderanno la necessità per gli enti di fare cassa e salvare i propri bilanci. Non è solo questo il punto, da ricercare al contrario, in una sorta di “igiene pubblica”.

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Diamo l'avvio a un piano di dismissioni pubbliche

Colgo lo spunto dell’ingresso di Enrico Quarello nel consiglio di amministrazione di Ascopiave per proporre un cambio radicale nella gestione delle amministrazioni pubbliche e nei costumi della politica. Non intendo infatti commentare la vicenda Quarello in , così come non ho commentato l’indagine a carico di Brentan. Credo invece sia venuto il tempo di fare una riflessione sui meccanismi di funzionamento degli enti pubblici e sull’opacità generata dalla commistione tra politica e affari.

Perciò dico: fuori la politica dalle società che fanno servizi a rilevanza economica. Per sempre.

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I disservizi sono inaccettabili, la Regione deve intervenire

Nei giorni scorsi un paziente ha denunciati i continui guasti e le interruzioni a una delle tre apparecchiature in uso all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. Ricordo che la radioterapia è un trattamento indispensabile per affrontare con strumenti adeguati la lotta a molte forme di tumori, per questo il Comitato Tecnico Regionale dovrebbe valutare con la massima urgenza la richiesta di sostituzione anticipata del macchinario necessario alla radioterapia oncologica.

Allo stesso tempo, invito l'Ulss 9 ad affrontare l'emergenza senza penalizzare gli utenti, già provati da un percorso terapeutico particolarmente pesante. Il lavoro deve essere organizzato su più turni derogando, almeno temporaneamente e vista l'emergenza, dai vincoli sullo straordinario e su eventuali assunzioni a tempo determinato. Tali vincoli sono stati posti per limitare la spesa a quelle Ulss che da anni accumulano deficit di bilancio, ma non possono ora colpire il funzionamento anche delle Ulss come la nostra che chiudono il bilancio in pareggio.

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Basta con Trenitalia, è ora di indire una nuova gara

A febbraio, come ogni anno, nevica. E come ogni anno, il servizio regionale di Trenitalia va in tilt. Sono più che convinto che l’assessore regionale alla mobilità, Renato Chisso, sia responsabile di questa situazione indecente. Un vero dirigente si fa rispettare e fa in modo che i suoi clienti siano trattati con rispetto. Chisso da anni ormai ha invece perso il rispetto dei pendolari e pure quello di Trenitalia, che continua con la sua indegna condotta fatta di inadempienze e disservizi. Tanto vale nominare Moretti assessore!

Treni soppressi, corse con ritardi superiori all’ora e altri gravi disagi: è bastata una spolverata di neve – per altro giunta dopo le nevicate nel resto del Paese – per creare il caos. Non c’è mai stata nevicata più prevista e annunciata di questa. Ciononostante il ritornello è sempre lo stesso: Trenitalia non è preparata e il servizio inadeguato, Chisso offre qualche rimbrotto ai media, una multarella ogni tanto e amici come prima. Con buona pace dei passeggeri, "ripagati" con biglietti sempre più costosi e servizi sempre più scadenti.

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Al Veneto e ai veneti servono meno ospedali. Circa la metà delle quelli attualmente in funzione devono essere dismessi o riconvertiti. Tra strutture gestite direttamente dal pubblico o a gestione privata, il Veneto conta oltre 100 tra ospedali, cliniche e case di cura, ovvero una ogni 48 mila abitanti. Troppe per garantire la qualità e troppe per garantire l’efficienza e la sostenibilità economica del sistema. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, infatti i bacini di utenza ottimali per un ospedale variano tra i 200 e 300 mila abitanti. Solo ospedali di tali dimensioni garantiscono un adeguato supporto e, di conseguenza, la qualità delle prestazioni. Inoltre, sempre secondo l’Oms, il paziente deve essere ricoverato nell’ospedale più attrezzato a curarlo, non in quello più vicino. Infine, va rilevato come la medicina programmabile debba essere concentrata in un unico ospedale, possibilmente baricentrico rispetto al territorio e alla popolazione.

Aggrava la situazione la presenza di 24 aziende sanitarie che di fatto costituiscono centri di spesa e di potere ormai anacronistici. Bene ha fatto il presidente del Veneto, Luca Zaia, a proporre di ridurle a 7, una per Provincia. Sono convinto che tale proposta non debba rimanere nel novero delle occasioni perdute, a cui Zaia ci ha abituato da tempo come nel caso del numero dei Consiglieri regionali: propose la riduzione a 30 per poi accomodarsi quieto su 50 + 1.

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